Esiste un mito comune secondo cui le protesi mammarie debbano essere sostituite tassativamente ogni 10 anni. In realtà, le protesi di ultima generazione (in gel di silicone altamente coesivo) non hanno una data di scadenza prestabilita. Sebbene non siano considerate dispositivi “a vita”, la loro integrità può mantenersi intatta per 15-20 anni o più.
La durata effettiva dipende da variabili individuali, dalla qualità dell’impianto e dalla risposta dei tessuti della paziente. Tuttavia, la possibile usura fisiologica del materiale rende necessari controlli annuali dopo 10 anni per monitorare lo stato dell’involucro esterno e del gel interno.
Quando controllare le protesi: il calendario dei controlli
Le linee guida internazionali (come quelle aggiornate dalla FDA e seguite dai principali specialisti in Italia) raccomandano un protocollo di screening preciso, anche in assenza di sintomi:
- Controllo clinico annuale: Una visita specialistica con il proprio chirurgo plastico per valutare la consistenza e la forma del seno.
- Primo screening strumentale: Ecografia da effettuare al compimento di 1 anno dall’intervento, poi tra i 5 e i 6 anni dopo l’intervento.
- Screening periodico: Successivamente, un esame diagnostico ogni 2-3 anni per verificare l’assenza di rotture silenti.
Esami diagnostici: Ecografia vs Risonanza Magnetica
Per valutare lo stato delle protesi, non tutti gli esami hanno la stessa sensibilità.
| Esame | Utilità | Precisione per Rottura |
| Ecografia Mammaria | Primo screening rapido, non invasivo ed economico, ideale per tessuti e noduli. | Buona, ma può non rilevare micro-fissurazioni . |
| Risonanza Magnetica (RM) | Il “gold standard” per valutare l’integrità della protesi . | Altissima, specifica per rotture intra ed extracapsulari . |
| Mammografia | Esame di prevenzione oncologica standard. | Non indicata per valutare l’integrità della protesi . |
È importante informare sempre il radiologo della presenza di impianti, in modo da utilizzare tecniche di compressione adeguate e proiezioni specifiche (come la manovra di Eklund).
Quando è necessaria la sostituzione?
La sostituzione (o rimozione) delle protesi non è legata al tempo trascorso, ma alla presenza di complicanze o cambiamenti estetici desiderati. Le ragioni cliniche principali includono:
- Rottura protesica: spesso asintomatica (“rottura silente”), rilevabile solo tramite esami strumentali.
- Contrattura capsulare: un indurimento anomalo della capsula fibrosa che circonda la protesi, che può causare dolore o deformità nelle fasi più avanzate.
- Spostamento o rotazione: alterazione visibile della forma del seno.
- Desiderio estetico: cambio di taglia o necessità di una mastopessi (lifting) a causa del naturale invecchiamento dei tessuti (ptosi).
FAQ sulla durata e manutenzione delle protesi
È obbligatorio cambiare le protesi dopo 10 anni?
No. Se i controlli annuali e gli esami strumentali confermano l’integrità dell’impianto e non vi sono problemi estetici o dolore, le protesi possono essere mantenute.
Come mi accorgo se una protesi si è rotta?
Molte rotture sono asintomatiche. Segnali sospetti includono cambiamenti nella forma, comparsa di noduli, dolore o un ammorbidimento improvviso del seno. Lo screening periodico serve proprio a identificare queste situazioni precocemente.
La rottura di una protesi in silicone è pericolosa?
Le protesi moderne usano gel altamente coesivo che non “cola” all’interno dei tessuti. Tuttavia, una rottura trascurata può portare a infiammazioni croniche e rendere più complessa la futura rimozione.
Le protesi mammarie influenzano la prevenzione del tumore al seno?
No, ma richiedono radiologi esperti. La presenza di protesi non impedisce lo screening oncologico, a patto di seguire i protocolli corretti per pazienti con impianti.
